Stando ai dati Istat le ore che un impiegato italiano trascorre in ufficio sono 38 per settimana. Certo è un tempo lungo quello che si passa gomito a gomito con i propri colleghi, molto di più di quello che si dedica alla famiglia piuttosto che ai figli e agli amici. Ne diviene una naturale conseguenza che poco a poco si entri in confidenza con il ‘vicino di scrivania’ e si instaurano dei sodalizi o delle vere e proprie amicizie.
Gli esperti e i consulenti delle risorse umane si uniscono al coro degli psicologi del lavoro: i rapporti di amicizia in ambiente lavorativo richiedono qualche cautela e occorre saperli gestire. I legami amicali d’ufficio si basano su presupposti differenti dall’amicizia: la vicinanza, il molto tempo trascorso insieme, la condivisione degli obbiettivi professionali, il senso di appartenenza, sicuramente danno un marcia in più alla produttività ma bisogna valutare tutti gli aspetti della relazione. Le amicizie da ufficio hanno degli equilibri fragili e sono influenzate dal contesto lavorativo: un’amicizia tra colleghi entra facilmente in crisi quando uno di due riceve una promozione e l’altro no. La competizione fa emergere la scarsa resistenza di questi rapporti perchè nella fase affettiva si perde la lucidità per valutare esattamente le persone e le competenze e quando un fattore esterno subentra a sottolineare la ‘differenza’, come appunto una promozione che mette in luce le differenze di skill, di obiettivi raggiunti, il collega che invece non è stato promosso non riesce a valutare la situazione in maniera serena e oggettiva, riconoscendo i meriti dell’altro.